MARMOLADA E NON SOLO: IL CAMBIAMENTO CLIMATICO ED INCIDENTI IN MONTAGNA.

Lo scioglimento dei ghiacciai prosegue in modo drammatico: il 3 luglio 2022 si è verificato un cedimento del ghiacciaio sulla Marmolada, che ha provocato 11 vittime e numerosi feriti; è iniziato lo “scarica barile” delle responsabilità: il Sindaco sostiene che ogni decisione in merito a chiusure dei passaggi alpini non può essere presa a livello locale ma da un livello superiore: quale? Il Presidente della Regione Luca Zaia? Il Presidente  della Provincia autonoma ? Il Governo? Il Parlamento? Il Capo dello Stato?

E’ stato proibito ora, almeno in modo temporaneo, l’accesso ai ghiacciai della Marmolada; ma, considerato che lo scioglimento dei ghiacciai, purtroppo, proseguirà, è necessario che gli organi ufficiali (Sindaci, Governatori delle Regioni, Rappresentanti dello Stato  Rappresentanti del CAI) si riuniscano a un tavolo tecnico per valutare la situazione e per predisporre un protocollo, come è avvenuto in passato per la gestione delle emergenze meteo con il sistema dei colori per allarme e un sistema pianificato di monitoraggio del territorio; non basta che i titolari dei Rifugi diano un allarme, come è accaduto in questo caso; ma è necessario stabilire  norme che devono essere osservate dai titolari dei rifugi, dalle Guide, dagli escursionisti. Il Presidente dell’Unione dei Comuni di Montagna ha sostenuto che occorre intervenire per evitare altre tragedie; c’è chi, pur affermando che le autorità competenti dovrebbero emanare una legge internazionale,  tuttavia, contestualmente, ritiene che non sia possibile sbarrare quattromila ghiacciai. Ma la necessità  di un intervento per impedire ulteriori arrampicate sui ghiacciai s’impone in seguito ad un’altra tragedia verificatasi  al Gran Combin, ai confini con l’Italia; il 5.06.2022, dei seracchi giganteschi, a 3400 metri, al mattino alle sei,  hanno investito  gli scalatori che salivano dalla parte svizzera. Immediatamente sono intervenuti sette elicotteri di soccorso, la guarda aerea svizzera di soccorso ha portato in quota  una quarantina di tecnici. Il massiccio è la vetta più alta dopo il Monte Bianco, i seracchi, a causa delle  elevate temperature sono crollati, abbattendosi sui scalatori; sono morti due alpinisti, mentre nove  sono sati ricoverati in ospedale, due sono gravemente feriti.  La Procura ha aperto un indagine. Indubbiamente dopo questi eventi,  altri ghiacciai possono sciogliersi, occorre  che siano adottati,  al più presto,  divieti  di arrampicate; inoltre, tutti dovrebbero essere consapevoli che le montagne stanno cambiando profondamente. La scomparsa dei ghiacciai  richiede  nuovi modi di salita e nuove modalità di gestione del territorio alpino; è necessario che le guide siano preparate e siano, obbligatoriamente, di affiancamento degli scalatori,  anche i  titolari dei rifugi devono fornire informazioni in merito; infine, occorre eliminare l’uso della funivia e dell’ elicottero per le salite in vetta. Un alpinista ama fare tutto il percorso a piedi  e camminare in solitudine, rispettando i ritmi di adattamento fisici e rispettando i giusti orari di scalata (non è ammissibile una salita in vette con ghiacciai nelle ore tarde del giorno o addirittura del primo pomeriggio).

Questi incidenti del resto si inseriscono, ed occorre esserne consapevoli, in un quadro più ampio ed impattante: il cambiamento climatico.

Il mutamento climatico  è conseguenza di molteplici fattori:

  • aumento demografico: negli ultimi quattro secoli la popolazione è aumenta, senza controllo, con un conseguente sfruttamento delle risorse naturali ed un aumento a dismisura del tasso di inquinamento. Se non è possibile effettuare un serio ed equilibrato controllo delle nascite occorre allora ripensare in modo rapido ed efficace a fonti di energia rinnovabili e allo sviluppo globale di un’economia ecosostenibile.
  • Il pianeta è sempre più “atropizzato”; la popolazione globale dei mammiferi, degli uccelli, dei pesci è diminuita del 68% circa; alcuni animali: il rinoceronte di Giava, il pinguino “crestato”  sono in via d’estenzione. Altre speci sono in pericolo o “rinchiuse” in aree protette esclusive, limitando la loro diffusione per contrastare il bracconaggio, ne è un esempio il gorilla di montagna.
  • la deforestazione prosegue, soprattutto, in Brasile e in Indonesia.

Per favorire le piantagioni agricole, non solo ad uso alimentare, ma anche per la produzione di biocarburi. Si aggiunge, per l’uso industriale, il ricorso massivo alle monoculture, che impoveriscono il terreno; prosegue l’ utilizzo del carbon fossile e del petrolio; e continua ad aumentare, notevolmente, l’uso delle automobili;

I rifiuti  aumentano in modo considerevole e inquinano,soprattutto, i fiumi e il mare.

Conseguenze:

  • aumento delle temperature;
  • progressivo innalzamento delle acque del mare e degli oceani;
  • aumento della siccità e della desertificazione, che interessa stando ai dati attuali un quarto almeno della superficie terrestre, dati che inevitabilmente sono da considerarsi al rialzo in breve tempo
  • aumento dei rischi d’incendi nei boschi;
  • aumento di fenomeni metereologici estremi;
  • aumento del livello del mare;
  • scioglimento dei ghiacciai.

Periodicamente si riuniscono gli Stati del Cop 26; l’ultimo incontro si è svolto l’ottobre scorso a Roma; ma si giunti solo a compromessi al ribasso; in particolare India, Cina e Stati Uniti hanno rifiutato  di “eliminare”, sia pure in modo graduale. Alcuni Stati hanno disapprovato tale decisione, ma hanno affermato di accettare, comunque, il testo.

Intanto la concentrazione di anidride carbonica prosegue ad aumentare  “alla velocità 100 volte superiore rispetto  ad altre epoche geologiche”. Inoltre, è stato valutato  che ci sia il 50%  di probabilità che “ in uno dei prossimi anni si raggiunga una temperatura globale superiore  di 1,5  gradi rispetto all’ epoca preindustriale”.

Finora, concretamente, nulla è stato fatto per  difendere le montagna e le bioversità; si continua  a tener conto degli  interessi delle “potenze economiche” come dimostrano i progetti per l’ attuazione delle Olimpiadi sciistiche di Cortina;  si prevede, infatti, la creazione di strade, di piste sciistiche e della nuova pista da Bob. Inoltre, occorre tener conto che le spese  di costruzione, circa 60 milioni, e quelle di gestione, circa 400 mila euro sono a carico della Regione, cioè dei contribuenti; mentre tali somme dovrebbero essere utilizzate per sistemare il terreno montano minacciato  dal dissesto idrogeologico.

Aumenta sempre di  più il caldo e  il manto nevoso, sotto i due mila metri  incrementa la sua riduzione; per cui  la neve delle  aree sciistiche è, soprattutto, artificiale: in Italia lo Stato  versa somme ragguardevoli alle ditte sciistiche  per  le spese necessarie  per produrre la neve artificiale. Un vero spreco, considerando che, per  predisporre la neve artificiale,  occorre utilizzare dell’ acqua che potrebbe essere utile in caso di siccità, fenomeno questo che all’oggi sta devastando l’economia agricola, il territorio e creando disagi tra la popolazione.

Attualmente il riscaldamento  provoca un aumento del livello del mare di circa 3,5 millimetri all’anno;  attualmente, nella costa settentrionale dell’ isola di Giava, la terra sprofonda fino a 10 centimetri  per cui  sono persi circa 4000 ettari all’ anno, la terraferma è lontana circa  un chilometro e mezzo e gli abitanti raggiungono il mare con le barche.

Occorre considerare che l’evoluzione costante del cambiamento climatico porta a considerare tale processo come attualmente irreversibile, anche con una protocollo internazionale immediato e condiviso i danni ambientali sono di tale entità da poter essere considerati permanenti per un lungo lasso di tempo, rischiano tuttavia di diventare del tutto irreversibili a causa di una mancata linea politica ambientale globale.

Poiché non si può attendere una risposta dalla politica mondiale in uno stretto giro di tempo, non è neanche  possibile restare fermi a guardare tragedie in montagna che non sono affatto isolate ma coinvolgono tutto l’ambiente alpino: è il nostro territorio montano, occorre difenderlo e “curarlo”. Purtroppo la scelta della Francia, benché difficile e dolorosa, potrebbe essere una soluzione da condividere: chiudere l’accesso alle zone con pericolo, unitamente alla messa in atto di un sistema scientifico e accurato di monitoraggio dei ghiacciai e delle pareti rocciose, ormai “grandi malati”.

E’ pura demagogia lo slogan “la montagna è di tutti”, la montagna è un luogo di bellezza, sport, contatto con la Natura, se diventa mortale è solo una trappola. Le Associazioni dovrebbero chiedere un protocollo di intesa con il Governo, con una gestione condivisa a livello territoriale del monitoraggio preventivo e delle emergenze.

La   Natura è in  “agonia” e, se non vengono adottati,  al più  presto, interventi  che pongano fine  ai cambiamenti climatici, si verificheranno  mutamenti geologici, instabilità di ordine climatico, innalzamento del livello del mare, distruzione delle spiagge e dei territori  litoranei. Se non si creano protocolli di gestione del territorio montano e delle emergenze, gli incidenti mortali in montagna non avranno fine.

di Ansaldo Cesira (Membro del direttivo CAI di Sanremo, del direttivo di Neige et Merveilles e Tam Genova)


Consultato:

  • National Geographic, marzo 2022; giugno, luglio 2022;
  • Mountain Wilderness, autunno 2021; e primavera 2022
  • Montagne 360, marzo giugno,  2022;
  • Scienze, aprile 2022
  • https://www.bfmtv.com/environnement/climat/avec-le-rechauffement-climatique-faut-il-limiter-l-acces-aux-massifs-montagneux_AN-202207100015.htm